mercoledì 13 giugno 2012

Gay sta a Chiesa come Concia sta a Fioroni

Questa volta devo proprio dare ragione alla deputata Anna Paola Concia quando accusa Fioroni di strumentalizzare i diritti sulle coppie gay per andare alle primarie e trascinarsi dietro il consenso della Chiesa!
L'ex ministro ha deciso che vuole candidarsi alle primarie contro Bersani anche se fanno parte dello stesso partito politico PD.
Questo mi porta a pensare che:
1. il PD non riesce proprio a tenersi uniti i suoi seguaci e questo continua ad allontanare l'elettore... NON LO VOGLIONO PROPRIO CAPIRE! Le spaccature non piacciono a nessuno e toglie stabilità (nessuno andrebbe ad abitare in un palazzo con le crepe sulla facciata)!
2. A Fioroni non gliene frega niente dei diritti sui gay (E PROBABILMENTE NEMMENO DI QUELLI DEGLI ETERO) e non si fa scrupoli a spargere mxxxa sugli altri per i suoi fini.
3. Prima o poi in fondo alle preghiere o alla Bibbia troveremo delle clausole politiche su a chi dare i nostri voti e i preti trasformeranno i loro sermoni in propagande politiche (è già successo!).


E ci rimette sempre?
NOI. GAY E NON.

Sisma Emilia 5.9 o 7?

Voci di corridoio ma anche studiosi esperti sostengono, o meglio, sussurrano che le scosse di terremoto più forti in Emilia non erano di 5.9 della scala Richter, ma bensì di 7.
Perché mentire su un tale dato?
Per non spaventare ulteriormente la popolazione o perché la legge obbliga lo stato di calamità naturale per sismi sopra i 6 gradi con conseguente intervento da parte dello Stato per coprire i costi di riparazione e di aiuto per gli sfollati?
Opto per la seconda possibilità.
Ma se lo Stato è messo così male, noi non possiamo fare niente? Se ogni italiano versasse anche solo 5 € per questi poveri terremotati, potremmo davvero aiutarli senza ricorrere alle casse ormai vuote di uno Stato prossimo allo catafascio, che ormai non è più nemmeno in grado di prendersi cura del suo popolo.

I froci? Problemi loro...

Se alla dichiarazione di Cecchi Paone
 "Ci sono 2-3 gay nella nazionale", 
Cassano risponde "Spero proprio di no. 
I froci? Problemi loro.... Spero proprio di no" 
per poi scusarsi dicendo di non essere omofobo; 
io ribatto "Ignoranti nella nazionale? Temo proprio di si".
Del resto devono tirare un calcio a una palla, 
non fare ragionamenti complessi e
probabilmente Cassano teme di chinarsi a raccogliere la saponetta nelle docce. 

martedì 12 giugno 2012

2 € per un pieno? Sarà possibile dal prossimo anno!

100 km con un pieno pagato solo 2 €?
Sembra fantascienza se non il desiderio di quasi tutti, dato che ormai la benzina costa 2 € al litro e la gente si sposta sempre più lontano da casa per trovare lavoro!

A quanto sembra ci basterà aspettare il prossimo anno e vedremo uscire dalla Tour Eiffel la simpaticissima e piccola AirPod, una macchina che va ad aria compressa e non inquina!


Un cane è per sempre!

Come si fa a non commuoversi di fronte a un vecchio di settant'anni che davanti alle telecamere del TG BauMiao leggendo la lettera di un cane, ormai morto da anni, che scrive al suo padroncino ormai cresciuto e convinto di aver perso il suo adorato animale per una brutta malattia molti anni prima.
In realtà i genitori, stanchi dall'impegno costante che implicava tenere il cane in casa, lo avevano abbandonato in autostrada, dove lui aveva trovato la morte.

Sto parlando di Lino Banfi, che per sensibilizzare la gente al fenomeno dell'abbandono del proprio cane, ha scritto questa lettera personificando uno dei tanti cani abbandonati e poi investiti dalle macchine in corsa in autostrada.
Basti pensare alle 137 segnalazioni di cani abbandonati solo a Natale 2011. Un record!
Che bel regalo, eh?

Ricordiamoci solo che non sono i cani ad aver chiesto di stare con noi.
Siamo noi che li abbiamo presi e voluti.

Ci sono cani che dopo esser stati abbandonati, hanno ancora disperatamente cercato la strada di ritorno a casa, come per dire: "Non vi preoccupate! Lo so che mi volete bene e sono tornato a casa... Vi voglio bene!".


Alla fine di questo post, avrei voluto mettere immagini di abbandono di questi poveri animali indifesi, che nonostante tutto continuano a volerci bene.
Volevo mostrare tutte le immagini terrificanti che si trovano sul web sull'uccisione dei randagi in Ucraina per far posto al Calcio.
Purtroppo non me la sono sentita!
Solo vederle mi ha fatto stare troppo male!

Fosse solo un primo ministro a dimenticare la figlia al parco...

L’alternativa. Questo è ciò che voglio offrire alla gente. Questo è ciò di cui ha bisogno la gente: un’alternativa a questo mondo e a questa vita che ci sta distruggendo.
Ci siamo autocatapultati in una realtà e in una società a labirinto, dove ci siamo persi e non riusciamo più a trovare l’uscita. 


Abbiamo perso il nostro istinto naturale che ci aiutava a districarci dai mille bivi che si presentavano davanti a noi.


Inoltre le pareti di questi infiniti corridoi stretti e a fondo cieco sono cosparsi da affissioni pubblicitarie che ci indicano tutte le volte la strada per la felicità e tutte le volte noi la seguiamo convinti che ci porterà verso l’uscita e invece questo no succede mai. Ci ritroviamo con qualche oggetto in più (che riempie e appesantisce ulteriormente il nostro “zainetto delle avventure”) e insoddisfatti.


Questo sistema di vita ci sta logorando fino alle viscere spingendo tutti noi a correre sempre più veloce su e giù per questo eterno labirinto sperando di trovare la soluzione a questo rompicapo prima degli altri.
Siamo talmente impegnati in questo che non ci accorgiamo nemmeno più contro chi ci scontriamo quotidianamente in questa frenesia che ci ottenebra la mente, fin quando non ci rendiamo conto di aver appena investito con il nostro suv nostro figlio o l’amichetto di quattro anni della nostra bambina.


Oppure la nostra disattenzione ha appena causato del male a qualcuno che ci è vicino ma non perdiamo tempo a soccorrerlo, preferiamo tirare dritto intestarditi dai nostri impegni.
Non ci preoccupiamo più di niente e di nessuno. Tutti diventano sacrificabili: la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri genitori. Tutti diventano inutili se non servono per raggiungere i vostri obiettivi personali.


Le persone di animo più sensibile sono le prime vittime di questo sistema e ormai le fobie, le ansie dilagano come la peste bubbonica, ma nessuno vuole guardarsi intorno.


Anche il mondo sta andando a rotoli ma a noi non ci frega niente perché ormai abbiamo smesso di farci domande sul nostro futuro o su quello dei nostri figli.


Ormai la scala dei nostri valori è completamente ribaltata: un i-phone vale più di una persona (in Cina l’uscita del nuovo i-phone della Apple ha causato risse e feriti davanti ai negozi di telefonia tanto da spingere il centro commerciale a chiudere), un figlio vale meno della mancanza di puntualità sul lavoro, una moglie vale meno di Belen Rodriguez o di PrissyCat75 sulla HotChatLine e l’ambiente vale meno di 1 euro.


La domanda è: a noi va bene così?


Molti risponderebbero di si, tuttavia la nostra è una società piena di infelici. Basta guardare di quanto è aumentato l’uso di antidepressivi negli ultimi anni, senza contare le mille lamentele di ciascuno su quanto si è stanchi, tanto da non riuscire a far tutto (peccato che quel tutto richiederebbe di avere una giornata di almeno 39 ore, senza bisogno di dormire e mangiare per non perdere tempo e lavorare tutto il tempo con lo stesso ritmo serrato a 300 km/h).
La mia risposta a questo è un’alternativa.


Invece di continuare a girare su e giù per questi corridoi labirintici lasciandoci fuorviare dalle pubblicità, perché non iniziare ad abbattere questi maledetti muri e crearsi un’uscita sicura e personale, fatta a modo nostro?


Uno da solo ce la può fare ma ci mette tanto e fa molta fatica, ma insieme ci si può riuscire riducendo la fatica e ottenendo un risultato migliore.
La vera forza non sta nella mazza e il piccone ma nello stare insieme, perché saranno proprio gli altri a motivarci quando saremo depressi e ad aiutarci a rimetterci in piedi quando cadremo.


L’unione fa la forza. Davvero.

sabato 9 giugno 2012

Anticellulite a costo zero!


Certo che in questo mondo non c’è neanche un attimo di pace per noi donne. Anche quando credi di avere sotto controllo tutto o quasi, ecco che qualcuno deve romperti le pigne nel paniere.
Ieri sera mi stavo appena rilassando sul mio divano sgualcito, davanti alla tv, con la maschera fai da te sul viso a base di limone, cetriolo, yogurt e chi più ha, più ne metta, quando ecco che la mia finestra sul mondo, cioè quella meravigliosa scatola nera che ho appena fatto appendere alla parete del soggiorno color rosa shocking, mi fa andare via di senno.
Mi stavo comodamente gustando il film “Amore di un testimone” e proprio sul più bello, arriva la pubblicità! Cinque minuti di delirio mentale in cui donne raffreddate mi convincono che non posso rinunciare alle mie attività e al lavoro per colpa dell’influenza (e io che pensavo che questa era la classica scusa giustificata per non andare in quel lugubre ufficio pieno di arpie a risolvere casini per un capo rimbambito per quattro giorni senza farmi fuori giorni di ferie!) o alla balorda coppia che a momenti mi fa credere che devo morire e andare in paradiso per potermi godere un cavolo di caffè decente.
Ma ecco che a un certo punto arriva “quella” pubblicità…
E finalmente capisco! Non lo sapevo, ma ormai è chiaro, lampante: sono malata!
Già, sono malata e non lo sapevo!
Avevo bisogno di una pubblicità per capirlo!
Incredibile! In genere uno pensa che certe informazioni può dartele solo un medico (laureato, possibilmente) o al massimo un farmacista. Non pensi mai di trovare le tue diagnosi al pubblico ludibrio, sentite e viste da milioni di italiani.
Inoltre scopro che non sono soggetta a questa malattia inguaribile da pochi giorni o ore, ma da molti moltissimi anni e non lo sapevo.
Quando si dice l’ignoranza…
Una malattia diffusa tra la gente come il virus della pellagra! Le vittime principali sono le donne! Donne bianche, specialmente. 
Ma che cos’è? La cellulite!
Già, a quanto pare quello che io ho creduto un semplice inestetismo della pelle, ora è diventata una malattia vera e propria. Una malattia che molti definiscono inguaribile, mentre altri promettono soluzioni miracolose contro questo anatema, che ci tormenta da quando arriva il primo raggio di sole primaverile, che ci preannuncia un’estate fatta di vestiti ridotti al minimo, gonne, pantaloncini e bikini sgambati.
Ed è proprio qui che il mio corso sulla gestione della rabbia è andato a quel paese! 
Possibile che una donna non riesca ad avere un momento di pace in questa vita già abbastanza difficile di suo?
Non bastavano le paranoie sul seno piccolo o grande, pancia piatta o gonfia, sedere prominente o tavola da surf, occhiaie e borse, sindrome pre e postmestruale, ormoni che vanno e vengono, che ci fanno sembrare delle povere pazze agli occhi dei nostri uomini dal cervello progettato per ragionamenti semplici? No. A quanto pare, l’età e la forza di gravità non bastavano per farci sentire abbastanza vulnerabili.
Adesso siamo malate. Abbiamo la cellulite!
Ancora in preda alla furia cieca, sono corsa a informarmi sulla cellulite su alcuni siti non influenzati da case farmaceutiche o associazioni maschiliste e ho scoperto che la buccia d’arancia è un inestetismo (o difetto, se vogliamo farci del male) dell’epidermide e si chiama pannicolopatia edematofibro-sclerotica ed è “un’alterazione del tessuto sottocutaneo ricco di cellule adipose” dovuta principalmente a uno stile di vita poco sano: stress, sedentarietà, cibi ricchi di grassi, fumo, problemi circolatori, posture sbagliate (per esempio, con le gambe accavallate), tacchi alti e vestiti troppo stretti. Insomma, tutto ciò che facciamo o indossiamo quotidianamente. 
E io che pensavo di fare la strafiga nel mio tubino nero superaderente, con le scarpe tacco 12, seduta nel mio ufficio, con le gambe accavallate e con la schiena incurvata come una gatta che si stira sotto il sole di maggio!
Le ingiustizie della vita!
Fortunatamente non tutto il male vien per nuocere e…
…almeno adesso quando vedremo quella gatta morta della nostra collega potremo godere malignamente al pensiero che di questo passo le verranno due cosce a groviera, perché, a quanto pare, rullo di tamburi, la cellulite colpisce anche le magre!
Allora la giustizia divina esiste!
Tuttavia la cellulite, come malattia, esiste davvero, ma è molto rara è ed un’infezione causata da batteri e va curata con una terapia antibiotica. Quindi, amiche mie, state tranquille. Non sarà un po’ di buccia d’arancia ad ucciderci e non sarà questo inestetismo a farci perdere punti con quei trogloditi di uomini, che a malapena sanno cos’è la cellulite, dato che non è un loro problema! Datemi retta!
A questo punto, io chiedo, supplico questi killer di sicurezze femminili: esistono già tante e brutte malattie nel mondo, non andiamo a impegolarci con sciocchezze o con pseudo-malattie, con il solo scopo di spaventare la gente e fomentare stress e preoccupazioni a noi povere donnine indifese, che già ci facciamo mille problemi e rimuginiamo per giorni anche per quell’alzata di sopracciglio del panettiere, che ha fatto quando gli abbiamo chiesto se aveva un sacchetto per la baguette e la brioche che abbiamo comprato quella mattina.

mercoledì 6 giugno 2012

Lavoro: vincitori e vinti

La dura verità è che la dolcezza, la comprensione, la lealtà purtroppo non vincono sul lavoro.
Dentro di noi, non vorremmo che fosse così e ci comportiamo sempre correttamente in nome di una meritocrazia utopica.
E ecco quali sono i risultati: tutti ci fanno le scarpe, ci trattano male, se ne approfittano. Vincono sempre coloro che non hanno scrupoli e noi rimaniamo sempre feriti e delusi.
Invece di prendercela con loro, è il nostro atteggiamento che deve cambiare.
Non è così che si ottengono i grandi risultati.
Anzi, ancora rischiamo di fare la figura dei deboli e delle vittime indifese… e non c’è niente di peggio in una vasca piena di squali.
Bisogna essere forti, coraggiosi e un po’ stronzi.
Basta farsi scrupoli!
La compassione sul lavoro non funziona.
Mi dispiace molto per questo, perché Osho e il Dalai Lama, che io stimo molto, fondano la loro vita su questo e io stessa ci ho provato.
Per un attimo ti dà una grande serenità, però alla lunga scopri che tutti ti hanno “inculato” nel frattempo e ti ritrovi con il sedere per terra.
La meditazione, la preghiera, la compassione, l’onestà sono tutte delle ottime qualità, ma non da applicare a ogni settore della propria vita.
La compassione e l’onestà sono importanti nel rapporto di coppia, in famiglia e con gli amici.
I colleghi di lavoro non sono nostri amici e ci frequentano perché costretti dalle situazioni.
Condividono le nostre disavventure lavorative, ma ci venderebbero alla tratta degli schiavi se questo potrebbe fargli ottenere qualche vantaggio.
Nella società di oggi vince il più forte.
Solo nella Bibbia (un libro che racconta tante storie in un epoca e in luogo molto lontani da quelli attuali) vincono sempre i più deboli.

martedì 5 giugno 2012

Meglio uno scoiattolo scorreggione o Zorro e la gallina?

Pubblicità, pubblicità e ancora pubblicità!
Ogni venti minuti di film ci sono cinque minuti di spot televisivi!
Cinque minuti che ormai tutti si sorbiscono (esclusi quelli ginnici, che approfittano di quei brevi istanti per fare mille cose: lavare i piatti, fare pipì, lavarsi i denti, buttare il pacco di patatine finite e riprenderne un altro, cercare una bibita, studiare i primi di paragrafi di pag. 87 del libro si storia…) inermi e vermi sul divano, che ci ha succhiato tutte le energie con la sua morbidezza e comodità.
Siamo costretti a subirci questi interminabili minuti di propagande commerciali, che vogliono convincerci che non possiamo vivere senza questo o quello, che la nostra vita non ha senso se non mangiamo questo o quello o che falliremo ogni lavaggio senza quel prodotto specifico.
Beh, io non mi lamento, ma costerebbe troppo realizzare questi intrattenimenti meno ambigui o indirizzati non solo a ritardati mentali?

Di cosa si fanno i pubblicisti per realizzare quei 30 secondi?

Voglio dire, la pubblicità della Vivident dove il papà diventa la mamma e il figlio diventa una marionetta dovrebbe essere uno spot del Ministero della Salute contro l’uso di sostanze stupefacenti!
… e tutto questo dopo esserci sorbiti due scultori giapponesi che realizzano opere d’arte con la lingua. Non ho parole! Ho la lingua ingarbugliata a forza di copiarli.

Uno scoiattolo scorreggione per un chewing gum, una donna mezza nuda per una colla, una ragazza con il ciclo che fa la capriola senza assorbente (e bisogna chiamare l'esorcista, secondo me)…

Non riescono nemmeno a trovare un attore italiano per il Mulino Bianco!
Voglio dire, vedere Zorro che parla con accento spagnolo a una gallina superintelligente non è normale!
Ti lascia un trauma!

lunedì 4 giugno 2012

GAY VS EXTRACOMUNITARIO


Secondo i raeliani, il diritto di voto o di accedere al governo di un paese dev'essere dato a chi ha un quoziente intellettivo alto o addirittura superiore alla media.
Inizialmente ero contraria a questa regola così elitaria, non perchè interessante o basata su fondamenti accettabili, ma perchè in questo caso in Italia avremmo avuto un Parlamento ridotto a cinque persone (nemmeno una per regione) invece di 945.
Certo, a quel punto la crisi chi la sente più!
Tuttavia oggi ho cominciato a ricredermi su questo fondamento, proprio dopo aver letto l'ultima sparata di Pulledri della Lega Nord (possibili che certe genialate arrivino tutte da quel partito?).
Il "famoso" politico e psicologo (peccato che prendere una laurea non significa essere intelligenti) ha dichiarato alla radio che sarebbe terribile avere una figlia gay, ma ancora peggio averla sposata con un extracomunitario.
Alla facciazza dell'uguaglianza e della tutela delle minoranze!
Non contento consiglia agli omosessuali di fare una terapia da uno psicologo per "stare meglio con se stessi" o meglio, per curarsi da questa non-malattia.
Mentre per gli extracomunitari non resta che piantare un velo pietoso e un crocifisso in questa piaga della società.

Non ho parole.

Ma non si dice sempre ai bambini che il razzismo e l'omofobia sono delle brutte bestie?
Ma allora Pulledri da piccolo non ha imparato proprio niente?
Ma allora perchè non ricreiamo il Ku Klux Klan o cloniamo Hitler, così facciamo che fare piazza pulita di tutti coloro che non rispettano certi criteri?
In realtà, è meglio evitare, altrimenti, secondo me, lui sarebbe uno dei primi a finire al rogo!

Ci rendiamo perlomeno conto di chi abbiamo al potere?
Come può crescere l'Italia e uscire dall'ignoranza?
Di certo, non continuando ad avere al governo certe persone, o meglio, non finchè esistono ancora italiani che VOTANO queste persone.
L'ignoranza fa prima capolino nelle nostre case, dopo al governo, quindi basta scaricare le colpe solo su chi sta al potere!

Mi vergogno profondamente di far parte di un popolo che ancora oggi di fronte a certe esclamazioni, sventola felice una bandiera verde in nome di un patriottismo che fa acqua da tutte le parti.


Pulledri Massimo - Lega Nord


domenica 3 giugno 2012

Come trovare il lavoro più adatto a noi?

Presa dalle mie solite elucubrazioni feline sulla ormai chiaccchieratissima crisi italiana, come un lampo a ciel sereno, mi sono ritrovata a pensare a un possibile collegamento tra istruzione e lavoro.
Entrambi sono colate a picco già da anni e sembrano non toccare mai il fondo.

Quello che una volta era considerato un sei tirato in pagella oggi corrisponde con un otto pieno su una scala che va sempre dall’uno al dieci (l’unica certezza che è rimasta in anni di contestazione e di autogestione).
Vent’anni fa la sufficienza consisteva nel recitare cantando l’intera “Divina Commedia”, dieci anni fa (quando andavo a scuola io) era ridotta a studiare a memoria “L’infinito” di Leopardi e oggi si è risicato a “Mattina” di Ungaretti.

Se da un lato la scuola sta andando a ramengo, la cultura è sprofondata negli abissi del Mar Morto, gli studenti giustificano le loro assenze con “La partita Inter-Udinese di ieri sera è finita troppo tardi” o “Non ho potuto svolgere i compiti a me assegnati perché ero impegnato in relazioni interpersonali”, dall’altro lato i ruoli dirigenziali all’interno delle medie e grandi aziende sono in aumento.

Una volta esisteva la formula “dipendente-capo”, poi si è passati a “operaio-capo di settore-dirigente-presidente” e oggi, in una società ancora più evoluta come la nostra, in cui quattro soli ruoli non potevano più bastare, ecco che iniziano quelle gerarchie piramidali infinite, che in confronto la piramide di Cheope è da principianti.
Oggi abbiamo “operaio-capo di settore-responsabile dei capi di settore-responsabile dei responsabili dei capi di settore-dirigente dei responsabili-dirigente dei dirigenti…” e così via.

Insomma, gli operai sono sempre quelli (anzi, spesso sono stati ridotti perché sostituiti con macchinari e computer), ma la classe dirigenziale è in aumento e appena si accenna alla crisi, spariscono due o tre operai alla volta. Mai che venga eliminato un dirigente!
Non si può, altrimenti si spezza la catena!

A questo punto, una domanda si pone: se la gente riceve un’istruzione sempre meno adeguata, il culto della conoscenza è stato sostituito con quello del Grande Fratello e gli italiani non leggono più libri, allora com’è possibile che aumentano sempre di più i posti dirigenziali, dove un bagaglio culturale e una formazione professionale sempre più elevati sono richiestissimi?
È molto strana questa tendenza in un paese dove la meritocrazia è un’utopia e le lauree sono alla Trota.
Come si spiega?

Dopo aver sguinzagliato i miei segugi, sono riuscita a venirne a capo.
A quanto pare, il classico dipendente che lavora da più di vent’anni in un’azienda che conosce come le sue tasche e sa svolgere il suo lavoro e metà di quello degli altri, rimane al suo posto fino alla pensione, mentre l’azienda preferisce assumere il primo immanicato o cugino dell’amico della cognata del fratello dello zio di Giampiero.
Insomma, se vuoi un lavoro, basta che dai una spulciata al tuo albero genealogico e magari scopri di essere cugino di settimo grado di Berlusconi.
E se arriviamo tutti da Adamo ed Eva… il gioco è fatto!
Non è vero che non c’è più religione!

Tuttavia si continua a non spiegare questa crescita esponenziale di posti dirigenziali.
Allora abbiamo chiesto in giro e guarda un po’?
I responsabili hanno (quasi) tutti la fama di essere delle persone strapagate per fare un lavoro, di cui non sanno nulla e che hanno l’unico talento nello sbolognare i problemi al dirigente che sta sopra di loro, per poi tornare al primo gradino, dopo aver toccato la punta di diamante.
Bella vita, eh?
Questo giustificherebbe anche il motivo per cui gli stipendi dei semplici dipendenti non aumentano e del motivo per il quale le aziende sono sempre in crisi e hanno bisogno di sovvenzioni, di cui sembra che nessuno ne tragga vantaggio.

A questo punto, non ci rimane che vedere il solito lavoratore malpagato e frustrato alle prese con le solite insulse scartoffie di sempre, che deve far riferimento a un suo superiore, che magari è un ex tronista di “Uomini e donne” e infine, dato che ormai nessuno vuole fare il manovale, ma tutti vogliono stare in giacca e cravatta dietro a una bella scrivania pulita, ci toccherà chiamare un ingegnere industriale per cambiare il tubo del lavandino che perde e un chimico per la derattizzazione del condominio.
Risultato: un loro intervento ci costerà quanto la parcella di un avvocato!
E come diceva Totò: “E io pago!”.


venerdì 1 giugno 2012

La felicità "qui e ora"

Perchè continuiamo a cercare la serenità ovunque tranne che in noi stessi?
Se continueremo su questa strada non treveremo mai la felicità.
Anche quando il lavoro va male, i nostri figli ci fanno disperare, nostro marito ci trascura e il nostro corpo è vittima del tempo e della forza di gravità, possiamo ancora essere felici.
Il buddismo dice che la vita è sofferenza e che la fonte di questa sofferenza si trova nel desiderio.
Noi passiamo intere vite a continuare a desiderare ciò che non abbiamo: soldi, potere, la famiglia perfetta, l'amore, la perfezione.
In tutto questo: dov'è la felicità? Quand'è che ci tocca quel famoso momento idilliaco, in cui tutto sembra fermarsi e tutto è perfetto?
In realtà tutto questo non esiste. La felicità dev'essere "qui e ora".
Anche quando tutto va male, anche quando ci sentiamo soli, possiamo sempre contare su noi stessi!
Un giorno, qualcuno disse: "Se ti senti solo, abbracciati".
Per molti queste frasi non avranno senso, ma in realtà noi stessi siamo gli unici che contano, perchè senza un "noi" non esiste nient'altro: nè lavoro, nè soldi, nè figli, nè l'anima gemella.
Siamo così proiettati verso l'esterno, da aver completamente perso di vista la nostra persona e la nostra anima.
Se la gente incominciasse a capire questo concetto vivrebbe meglio.
Sarebbe in armonia con se stessa.


 

QUANDO LO SHOPPING FA MALE... AI NERVI!

Oggi la vostra certosina è nervosa, incavolata, pronta a fare stragi.
Stamattina sono andata in panetteria, proprio quella davanti a casa mia. Generalmente vado sempre in quella a fianco del mio lavoro, ma oggi avevo voglia di cambiare, o meglio, di farmi del male.
Ero stanca dalla mattinata intensa a barcamenarmi tra tabelle di Excel e la collega stronza, che ti molla sempre tutto il lavoro più duro e noioso con la solita scusa malefica “tu sei molto più brava di me per queste cose”. Certo, perché io le faccio sempre, queste maledette cose. Anzi, guarda, proprio perché non voglio che si crei un divario troppo ampio tra me e te, per questa volta il lavoro lo faccio fare tutto a te. Che ne dici?
Ecco che arriva la seconda scusa malefica: “Lo farei volentieri ma oggi ho un gran mal di testa. Sono rimasta fino alle tre di notte su Facebook a chattare con il mio ex”.
Detto questo, si avvia verso la macchinetta del caffè con il suo nuovo i-phone a bere qualcosa messaggiando con il suo ex.
Del resto, deve passare il tempo, poverina.
Discorso chiuso.
Ancora fumante di nervoso, vado dal salumiere, poi dal verduriere (dove faccio scorte di arance e banane da portare sul lavoro per merenda, come dice fare la mia ultima dietologa) e infine vado a comprare il pane, proprio dieci minuti prima della chiusura.
Faccio una corsa a comprarmi una bella baguette, con cui farmi un hot dog lungo un metro e mezzo.
Con l’acquolina in bocca, entro in negozio, corro con lo guardo verso le ceste del pane.
Baguette finite.
Quando uno si mette in testa una cosa specifica e questa non c’è, il suo cervello entra in crisi.
Ho cominciato a mordicchiarmi il labbro e a cercare qualcosa di simile a una baguette o almeno che mi facesse venir voglia di pane. Niente.
Ero ancora lì tutta indecisa a saltellare da una cesta all’altra, quando il commesso si avvicina e mi dice: “Allora, ha deciso? Non è che posso stare qui fino a domani per lei!”.
Gli chiedo scusa e gli spiego il motivo della mia titubanza, ma lui sbuffa scocciato.
Ho sentito la mia bocca riempirsi di epiteti, ma ho ingoiato il tutto e ho indicato la spaccatella più secca e triste del cesto.
Senza tanti preamboli, il buzzurro prende la pagnotta e me la sbatte in malo modo in un sacchetto di carta marrone e poi sulla bilancia.
Mi sono trattenuta nel dirgli che avrei voluto mangiare una pagnotta intera e non un cumulo di briciole.
Alla fine mi porge il sacchetto maciullato con lo scontrino.
Pago la mia pagnotta, che sicuramente deve nascondere pepite d’oro al suo interno, visto quanto l’ho pagata.
Prendo il mio brandello e cerco di schiaffarlo nel sacchetto della verdura, ma non ci sta, talmente è pieno.
Ci riprovo in quello del salumificio, ma è troppo piccolo.
Dentro la mia borsa a tracolla? Niente.
Mi rendo conto che se non trovo una soluzione, mi ritroverò a fare le acrobazie, quando dovrò prendere le chiavi di casa dalla borsa e aprire il portone (mai che ti capita di trovare qualche vicino di casa che entra o esce proprio in quel momento!).
Spazientita, mi rivolgo nuovamente al quel pezzo di carne velenoso e gli chiedo gentilmente un sacchettino di plastica.
Con una stizza tale da farmi venire i capelli blu, mi sbatte davanti alla faccia un sacchetto raggrinzito.
“La prossima volta veda di portarselo dietro” mi ringhia addosso inferocito.
In quel momento subii una mutazione. Sentii il sangue ribollirmi nel sangue e trasformarsi in acido solforico.
Ero diventata Alien.
Alien VS Predator.
I nostri sguardi potevano emanare scintille talmente l’aria si stava surriscaldando.
Avrei voluto insultarlo sputacchiando veleno come un cobra fino ad accecarlo.
Possibile che non si poteva neanche più andare a comprare il pane senza farsi venire l’ulcera.
Ma perché ‘sta gente non mette un biglietto fuori, proprio accanto a quello dell’orario del negozio, specificando “Trattamento gentile e disponibile verso il cliente e la sua merce acquistata: maggiorazione del 10%”.
Scrivetelo, no?
Vi posso assicurare che funzionerebbe.
La gente è disposta a pagare di più se si sente coccolata e rispettata. Credetemi.
Alla fine sono uscita da quel tugurio, lasciando la porta spalancata, in modo che il vento portasse dentro le foglie secche dell’autunno che ormai era alle porte.
Soddisfatta nel sentire urla di rabbia alla vista di quelle foglie mezze sbriciolate, che gli stavano invadendo la panetteria, mi girai e gli feci un sorrisetto enigmatico, stile “La Gioconda”.
Arrivata a casa, con quella dannata spaccatella ci feci una bella ciotola di pangrattato e mi preparai una deliziosa cotoletta alla milanese.
Di pomeriggio, decisi invece di andare a comprarmi una borsa più capiente, dato che alla mia aveva fallito di fronte a una misera spaccatella, così mi avviai nel negozio che avevano aperto da poco in centro.
M’infilai all’interno dove mille luccichii e neon mi trafissero la vista. Con gli occhi sbarellati, mi avvicinai a vari espositori e trovai una meravigliosa borsetta ricoperta di gattini stampati.
Era davvero carinissima, ma più piccola della mia attuale.
Chiesi subito alle due commesse, che intanto se la ridacchiavano leggendo un sms sul cellulare di una delle due, se esisteva la versione più grande di quella favolosa borsetta.
Una delle due, un po’ seccata mi guarda, o meglio, mi squadra con tanto di raggi x e mi fa cenno di si.
Posso vederla?
“Guardi che è davvero grossa” mi risponde.
Infatti io ne cerco proprio una più grossa.
“Ne è sicura?”
Si.
“Non me la faccia andare a prendere nel magazzino per poi dirmi che non la vuole, eh?”.
Cosa? Ti si slogano le caviglie se vai fino al retro a prendermi la borsa, che intendo comprare? Ti s’infiammano i polpacci per la maratona? Hai dei cali di pressione e non vuoi fare movimenti bruschi?
Alla fine, trattenendo l’irritazione, si stacca dalla sua collega siamese e va nel retro.
Due metri di percorso di andata e due per il ritorno.
Quanta fatica per quattro metri!
Dato che oggi è giornata, anche questa mi sbatte in malo modo la borsa ancora incellofanata sul bancone.
Cerco di rimanere tranquilla anche se l’Alien dentro di me freme per uscire.
Libero la borsa dall’involucro (ho dovuto farlo io, perché la commessa si era già allontanata).
È perfetta!
Prezzo: 50 €. Va bene. Vorrà dire che per questo mese comprerò meno arance e banane (mai che si va a risparmiare su cose meno sane).
“Allora?” sbotta seccata la commessa, riavvicinandomi e rinfilando la borsa nel nylon, senza neanche aspettare una mia risposta.
È piuttosto capiente…
“Gliel’avevo detto che era grossa!” abbaia lei convinta, senza lasciarmi parlarmi.
Ero così stordita dalle luci  e dal suo comportamento, che senza dire una parola, girai i tacchi e me ne andai, prima che il piccolo Alien che era cresciuto dentro di me, mi potesse squarciare la pancia per uscire e saltarle al collo.
Poi dicono che c’è crisi, i negozi chiudono e la colpa è dei grandi supermercati, dove puoi comprare pane, verdura, vestiti e borse, senza che nessuno ti rompe le scatole!
Avvilita e frustrata, torno a casa evitando accuratamente di andare a comprarmi “Donna Moderna” all’edicola.
Spossata, accendo il mio computer. Faccio il mio solito giro: mail, Facebook e infine Ebay.
“Vendesi borsa maxi con gatti stampati: 29,90 €”.
È proprio lei! E costa solo 30 €!
Controllo il feedback del venditore: 100% affidabile (dovrebbero mettere il feedback anche fuori da ogni negozio, così almeno la gente evita di farsi venire la gastrite da nervosismo o stress inutile).
Felice clicco su “Compra subito” e dopo cinque giorni, ecco che sfoggio la mia nuova borsa ultracapiente con trecentosettantaquattro gattini stampati sopra.
Ci voleva tanto?